Zen and picimaking

Mentre in un raro momento di cucina “meditativa” preparo i pici all’aglione, ecco che sfugge alla guardiania della consapevolezza una riflessione sulla formazione esperienziale, costantemente alla ricerca di spunti originalmente modaioli.
Ben oltre l’ormai inflazionato “cooking”, come fa fino dire, decido quindi di proporre come nuova metafora la preparazione della semplice e squisita pasta toscana fatta a mano.
Del resto molto si può già trovare in dottrina e in letteratura, come testimoniano le citazioni e i riferimenti che, riandando alla mia memoria, riporto di seguito il più fedelmente possibile.

In “Motivazione e personalità” Maslow inserisce i pici sia fra i bisogni primari, per chi li mangia, che fra quelli superiori di auto-realizzazione come forma di espressione artistica.

Carl Rogers parla della tendenza attualizzante del picio che, per quanto storto e irregolare, arriva a diventare ciò che può essere portando comunque a compimento la propria missione nutritiva.

Più recentemente (1988) Sir John Whitmore applica il suo modello di coaching GROW alla lievitazione naturale dei pici.

Nel filone della tradizione buddhista troviamo invece le seguenti citazioni, tutte rigorosamente autentiche secondo il mio ricordo.

Eugen Herrigel: “Un picio, una vita” (da “Zen and pici making”)

Robert Pirsig: “Il Buddha è nascosto anche in un picio” (da “Zen and the art of pici-making”)

Last but not least, sento l’obbligo di citare lo spesso misconosciuto Roberto Assagioli con la creazione del suo esteso ed esaustivo paradigma filosofico e psicologico, la …. ehm… (oddio, come si chiama?… ah si!) la psiciosintesi!

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