Values-based leadership, principio #2: “Balance and perspective”

La cosa migliore e più sicura è avere equilibrio nella tua vita, riconoscere i grandi poteri attorno a noi ed in noi. Se riesci a farlo, e vivere in quel modo, sarai davvero una persona saggia. (Euripide)

Per Harry Kraemer il secondo pilastro della sua leadership “basata sui valori” (vedi miei precedenti post) è quello relativo all’equilibrio e alla prospettiva. Anche in questo caso,  come per il primo principio “auto-riflessione”, l’autore/manager/professore identifica un atteggiamento applicabile da ciascuno, non solo un leader, alla propria intera vita.

Guardare alla realtà esterna da diverse angolature, senza fermarsi alla prima impressione o alla visione più familiare o comoda,  implica curiosità, gusto della scoperta e reale sicurezza di sé. Per il leader rappresenta soprattutto il modo per uscire dalla trappola della prospettiva parziale che questi ha guardando l’organizzazione solo dal top e da quella della “solitudine” ad essa collegata.

Se al leader compete il diritto-dovere di prendere sempre una decisione, anche controcorrente, questo può solo fondarsi sull’input dei singoli componenti del team.  Come nel diritto, si tratta di un parere obbligatorio (che deve essere richiesto) ma non necessariamente vincolante (che non obbliga necessariamente chi lo richiede), purché il leader spieghi i motivi di una decisione finale ad esso  contraria. Personalmente non ho mai avuto problemi a ricevere dei “no” dal management superiore ma mi sono sentito veramente coinvolto e parte integrante del processo solo quando il capo o i capi hanno investito tempo ad ascoltare punti di vista diversi ed eventualmente a spiegare il perché di scelte non condivise. Harry Kraemer ci ricorda che un conto è operarsi, influenzare o usare il proprio potere per “fare la cosa giusta”, altro invece è assecondare il proprio ego per “essere nel giusto”.

Equilibrio significa saper tenere bilanciate prospettive che apparentemente si escludono a vicenda. Esperienza diretta di quando Harry negli anni ’90 era il mio CFO e poi CEO: “Harry, cosa è più importante, il breve o il lungo termine? Il cash flow oppure la crescita del fatturato?”.  La risposta era inizialmente un sornione ed enigmatico “Yes!” che poi, vista l’ulteriore perplessità generata in noi manager, si trasformava in un (leggermente) più interpretabile “Both!”. È vero che la nostra mente tende automaticamente a semplificare la realtà che ci circonda ma un atteggiamento così black&white mette a rischio la validità di decisioni importanti, sia in ambito aziendale che personale. Tollerare complessità e ambiguità è non solo una competenza professionale per qualsiasi leader o manager ma anche una life-skill importante per tutti.

L’equilibrio su cui l’autore alla fine del capitolo attira l’attenzione è quello del work-life balance. Mi sono sentito sollevato nel leggere, condividendolo, il suggerimento dell’autore di sostituire il mantra ormai stereotipato con un più appropriato concetto quale quello di  life balance. Il lavoro è infatti, anche per il leader, uno e solo uno dei tanti ambiti esistenziali che compongono la nostra vita, tutti da tenere in equilibrio rispetto ai valori e alle priorità che abbiamo adottato (lo abbiamo fatto?). Nell’equilibrio che augura tutti di raggiungere, ma specificando che ciò è possibile solo attraverso pianificazione e disciplina, Harry Kraemer indica diverse altre aree. Non solo lavoro e famiglia, quello a cui di solito va subito il pensiero, ma anche spiritualità/riflessione, salute/benessere/riposo, divertimento/svago, responsabilità sociale/fare la differenza. Un approccio, insomma, a tutto tondo, olistico direbbe qualcuno, legato ad una visione dove non esiste alto/basso ma nella quale i diversi livelli sono intimamente legati fra loro.

Al prossimo appuntamento con il 3° dei 4 principi della values-based leadership: “true self-confidence”!

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