Si o no?

“Sono soltanto gli stupidi e gli schiavi che ad una domanda rispondono con un si o un no”.

Ho trovato molto stimolante la frase di Dalton Trumbo colta nel film “L’ultima parola” sulla vita dello sceneggiatore e regista statunitense,  autore fra l’altro di “Vacanze americane”, “Spartacus”, “E Johnny prese il fucile”.

Poi mi sono ricordato di Matteo, 5-37: “Sia invece il vostro parlare: si,si; no, no, il di più viene dal maligno”.

Sorvolando sulla asimmetria delle fonti in termini di autorevolezza, in effetti mi ritrovo in entrambi. Come conciliare, quindi, il senso delle due affermazioni?

La realtà è sempre più complessa di quanto possa essere riconosciuto con un si o un no netti ed è l’incapacità umana di tollerare ambiguità e paradossi a creare convinzioni rigide. insieme a mancanza di curiosità e di volontà di approfondimento. Il nostro pensiero prende automaticamente pratiche scorciatoie – le cosiddette  euristiche di giudizio – che ci permettono di rispondere in tempi rapidi alla realtà esterna ma quando queste sono eccessive perdiamo la ricchezza delle sfumature da cui essa è costituita.

A volte invece la nostra mente corre il rischio di trasformare il processo decisionale in un ponderoso catalogo di alternative create dalla nostra fervida capacità raziocinante, con l’effetto di bloccarlo. E’ ciò che avviene quando  perdiamo il contatto con la nostra parte più vera, quella relativa alle emozioni (se abbiamo imparato a conoscerle, accettarle e gestirle), con il nostro intuito (la capacità di “vedere dentro”, diversa dall’istinto) e soprattutto con i nostri valori (ciò che per noi è importante e per cui siamo disposti a pagare un eventuale prezzo).

Insomma, il modo in cui rispondiamo è una spia dei nostri processi interni e riflette quindi come “funzioniamo”, ad esempio rispetto a:

  • il livello di automatismo che ci guida, rispetto invece ad un atteggiamento maggiormente aperto e consapevole
  • la centratura rispetto alla nostra parte più intima e profonda

Come al solito non esistono ricette ideali ma personalmente cerco di ispirarmi al criterio “flessibile nelle convinzioni,  fermo nei principi”.

Sei d’accordo?

Si o no?

O forse preferisci rispondere con un “dipende” e pensarci su…

 

 

 

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