Non di solo denaro

Torno sul tema dell’engagement: è qualcosa su cui non riesco a smettere di rimuginare. In particolare non capisco perché le organizzazioni continuino a domandarsi cosa fare per incrementarlo, soprattutto nell’attuale periodo di crisi. La risposta è evidente per qualsiasi ragionevole conoscitore dell’animo umano, senza dover essere psicologi o ricorrere alle numerose ricerche delle varie società di consulenza. Una di queste può tuttavia risultare illuminante e disarmante al tempo stesso. Towers Watson già nel 2012, in uno studio su 32.000 persone nel mondo, riporta condizioni di stress e ansia diffusi, scarsa attenzione del management e, quali principali driver motivazionali, sicurezza del posto e qualità del lavoro. Il livello retributivo risulterebbe invece in secondo piano ma le aziende possono così solo illudersi di contenere veramente i costi, realizzando al contrario quelli chiamati nel vernacolo di alcune regioni i risparmi di Maria Calzetta. Abbiamo bisogno di altre spiegazioni? Cosa ci impedisce di migliorare se è vero che in ogni problema è insita la soluzione? Questa è ogni giorno immediatamente a portata di mano di tutti coloro i quali sono responsabili di un cambiamento – manager, HR o consulenti che siano! Ciò che ci ostacola può essere solo il non sapere genuinamente cosa o come fare oppure il non credere nei risultati tangibili che si potrebbero raggiungere cambiando radicalmente il rapporto fra persone e organizzazioni. In ultima analisi rimane l’acrasia, lo schema illogico spiegato già da Socrate che ci porta a ripetere comportamenti per noi dannosi. Questa rappresenta invece la sola spiegazione al nostro attuale immobilismo collettivo, per combattere il quale rimane esclusivamente la possibilità di incrementare – giorno dopo giorno, persona dopo persona – la massa critica degli agenti di cambiamento.

Facebooklinkedinmail

Commenti chiusi