Natura non facit saltus

Coaching o formazione? La domanda risulta più che legittima visto il modo in cui il primo si sta imponendo nel mondo dello sviluppo aziendale. Faccio fatica a prendere astrattamente le parti per l’uno o l’altra, entrambi imprescindibili organizzativamente e a me personalmente cari. Ognuno di essi ha un proprio ambito ideale, offrendo alcuni vantaggi distintivi evidenti. Il coaching rappresenta un percorso di sviluppo personalizzato e contestualizzato che costituisce un potente acceleratore della trasformazione individuale e del cambiamento organizzativo, superando il limite della formazione rappresentato dalla meno facile traduzione dell’apprendimento in nuovi comportamenti. Dal suo canto la formazione ha il vantaggio di poter raggiungere contemporaneamente più persone, velocizzare il trasferimento di modelli e teorie (non c’è sempre bisogno di reinventare la ruota), permettere la sperimentazione collettiva in un contesto protetto e facilitato, creare cultura diffusamente. E’ proprio un buon mix delle due modalità a garantire la massima efficacia. La strutturazione di percorsi di sviluppo ben articolati (curriculum formativo, catalogo formativo, coaching individuale, team coaching) non può poi prescindere dalla considerazione del livello di maturità HR dell’azienda, dove è opportuno procedere con gradualità, pena le smagliature di qualsiasi evoluzione troppo veloce. Per esperienza diretta non sono infrequenti i casi in cui oggi le aziende in Italia identificano il coaching come strumento elettivo senza aver precedentemente garantito una adeguata alfabetizzazione manageriale e vanificando così parte degli effetti del coaching stesso. Quindi, viva il coaching, ma senza dimenticare la “sana, vecchia” formazione. In ultima istanza, formazione sul coaching stesso quale abilità da trasferire ai manager!

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