Mazz’ e panell’…

…fanno e figl’ bell’, panell’ senza mazz’ fanno e figl’ pazz’”, recita un proverbio napoletano attraverso metafora cruda ma di facile intuizione. Saggezza popolare che in modo più moderno trova comunque riscontro in diversi approcci psicologici che riconoscono nell’età evolutiva sia i bisogni di amore e riconoscimento che la necessità di contenimento e confini. Sul versante della persona adulta similmente Eric Berne indica nella sua Analisi Transazionale il Genitore Normativo e il Genitore Affettivo quali due diverse connotazioni dello stesso stato dell’Io. Dalla pedagogia all’andragogia il passo è infatti breve e approdando al coaching ritroviamo lo stesso apparente dualismo. Due coach di rilievo internazionale hanno espresso con diverse parole gli stessi estremi dell’atteggiamento del coach verso il coachee. Il belga Jan Ardui parla di “compassione e spietatezza”, la prima da me letta in senso buddhista (la metta in lingua pali, forma di benevolenza amorevole) e la seconda nell’accezione latina (assenza di pietas, la intensa partecipazione e solidarietà verso chi è in difficoltà). L’americana Mary Beth O’Neill usa invece i termini “backbone and heart”, spina dorsale e cuore, ma il significato è lo stesso. Le associazioni e le scuole di coaching tutte confermano i due estremi dello spettro, includendo nelle loro competenze o masteries sia la capacità di accogliere, creare empatia e rapporto sia il feedback. Quest’ultimo può essere definito come la restituzione fenomenologica di quanto il coach vede e ascolta nel rapporto di coaching oltre la consapevolezza e la percezione di significato del coachee stesso e diventando, in qualche caso, uno “spietato atto d’amore”. Al coach, in fine, rimane poi trovare il giusto equilibrio fra i due estremi di tutti gli atteggiamenti sopra descritti.

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