Equivicinanza

La citazione dello stesso Truffaut sul retro del dvd di “La signora della porta accanto” – con una splendida Fanny Ardant e un intrigante Gerard Depardieu – mi aprì la mente e soprattutto il cuore. “Spero che nel guardare il film non prenderete le parti né per l’uno né per l’altro personaggio ma che li amerete entrambi come ho fatto io“. L’augurio del regista mi apparve subito come espressione sublime del principio ispiratore di chi vuole aiutare altri a risolvere un loro conflitto. Ci capita spesso, nelle situazioni di vita organizzativa e personale, di essere in posizione di dovere o potere svolgere un ruolo di mediazione uscendo dalle trappole del giudizio, della collusione o, in caso di posizione gerarchica superiore, della risoluzione d’imperio. Se vogliamo svolgere un ruolo di vera mediazione l’unica possibilità che abbiamo è di mantenere una posizione spesso definita di equidistanza e che invece, con inversione di segno empatico, può trasformarsi in equivicinanza. Il capo con due collaboratori fra di loro in conflitto (o il coach che facilita l’incontro di allineamento sugli obiettivi fra coachee e manager) può soprattutto permettere l’incontro e la comprensione reciproca fra diverse opinioni, sensibilità, bisogni e valori, stimolando la parte  adulta dei due nel trovare la soluzione collettivamente più vantaggiosa anziché sostituirsi ad uno o ad entrambi. Per svolgere questa opera di mediazione – in azienda come per la coppia o la famiglia – bisogna apprendere ad amare anche ciò che è lontano e diverso da noi, mano a mano che avremo risolto almeno un po’ la nostra zona d’ombra.

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