La volontà, cenerentola della psicologia

Buon 2014!
Inizio d’anno, tempo di nuovi propositi. Quindi, cosa meglio di una riflessione sulla volontà, dimensione un po’ negletta dalla psicologia se non per i contributi di Roberto Assagioli (vedi ad esempio ”L’atto di volontà”, Astrolabio, 1977).
Da studente delle medie odiavo Vittorio Alfieri per la presentazione che a scuola ne era stata fatta. Mi sembrava che farsi legare ad una sedia per studiare non potesse essere una soluzione sostenibile nel lungo termine. Solo molto più tardi (recentemente) le sollecitazioni di Assagioli mi hanno illuminato rispetto alla concezione troppo ristretta che generalmente abbiamo della volontà. Questi la definisce quale espressione diretta di un io centrale che attraverso di essa regola e dirige le altre funzioni psichiche (sensazioni, emozioni-sentimenti, impulsi-desideri, immaginazione, pensieri, intuizioni).
Il fondatore della psicosintesi riconosce diversi aspetti che devono essere presenti contemporaneamente nella volontà pienamente sviluppata, in particolare l’essere forte, sapiente e buona.
L’aspetto della volontà forte è quella che meglio conosciamo, che può essere coltivato con allenamento ed esercizi, ad esempio quelli cosiddetti “inutili” o “gratuiti” caldeggiati dall’altro padre della psicologia William James. Penso parallelamente alla pratica quotidiana della meditazione di consapevolezza come altro esempio di funzione che sviluppa l’organo. La volontà forte ci serve per non vacillare sotto il peso delle sfide della vita ma non è sufficiente da sola, correndo invece il rischio di essere inefficace o addirittura dannosa.
Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo, sembra aver detto Archimede. Quando apriamo una porta spingiamo vicino alla maniglia, non in prossimità dei cardini. La volontà sapiente risponde alla legge del massimo risultato con il minimo sforzo e può essere ben descritta con la differenza fra una barca a remi e una barca a vela. Con la prima è il lavoro muscolare che ci porta verso la nostra destinazione, con la seconda è la conoscenza del vento e del funzionamento delle vele che traduce l’obiettivo in risultato. Allo stesso modo dobbiamo conoscere noi stessi, come funzioniamo, le nostre capacità e quanto invece ci manca, scoprire i tranelli che spesso ci tendiamo e saperci gestire al meglio in funzione di ciò che vogliamo ottenere.
Forza e sapienza non sarebbero tuttavia nulla se non fossero, almeno in qualche misura, al servizio non solo di chi le esercita ma di tutti. Anche se non crediamo che quello che facciamo ci torna indietro, siamo comunque consapevoli di come l’egoismo sia il principale ostacolo allo sviluppo armonico dell’umanità. La volontà buona ci spinge invece a guardare anche agli altri, a tutto l’universo, con sguardo amorevole e compassionevole. Scegliere di perseguire ciò che fa bene al maggior numero possibile di esseri è l’aspetto più difficile della volontà ma anche forse il più importante di quelli fin qui descritti. Tiene infatti in equilibrio l’istinto di sopravvivenza e di accrescimento che albergano in ciascuno di noi con la legge etica, una scintilla della quale brilla sempre nelle nostre coscienze come riflesso di qualcosa di superiore.
L’ultimo aspetto indicato da Assagioli è proprio quello della volontà transpersonale. Forse ci riesce difficile riconoscerlo o accettarlo, ma la nostra vita procede verso un livello superiore anche se non lo vediamo per via degli alti e bassi attraverso i quali tale cammino procede. Ognuno per quello che può, nell’arco della propria esistenza arriva inevitabilmente ad un livello di evoluzione più alto, se non fosse per altro che per quella che chiamiamo maturità psicologica. Questa parte della volontà è di sicuro quella meno sotto il nostro controllo ma ad un certo punto sempre ci accade di trovarci – se non a cercarla – quantomeno a riconoscerla e quindi assecondarla o meno, secondo il principio del libero arbitrio che sempre contraddistingue l’essere umano.

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