Botte piena e moglie ubriaca

Credo di aver ricevuto una delle lezioni di vita più importanti da Harry Kraemer, CEO di Baxter Healthcare negli anni ’90 (ci tengo a citare i nomi per rendere omaggio sia alla persona che alla società con le quali ho speso uno dei periodi lavorativi per me più importanti). Alla ricerca di certezze noi manager chiedevamo allora indirizzi strategici su alcuni temi di fondo: “Harry, cosa è più importante, la quota di mercato o il cash flow?”, ottenendo la risposta “Yes!”. Su altro fronte: “Harry, cosa è più importante, il breve termine o il lungo periodo?”, avendo in ritorno lo stesso “Yes!”. Ci bastò poco per capire che non ci conveniva continuare a fare domande così impostate perché la risposta sarebbe stata sempre uguale. Quando poi in occasione di una convention aziendale volle spiegarci di più Harry si spinse oltre il laconico “Yes!” in un (poco) più chiaro “Both!”. Oggi leggo dietro questo atteggiamento un feedback inespresso ma molto forte: “Cari miei manager, ma cosa vi pago a fare se non sapete affrontare complessità e ambiguità?”. Al tempo mi fece soprattutto intuire qualcosa di importante attraverso il valore educativo della frustrazione, nel caso specifico proprio del bisogno di certezza. Gradualmente ho poi concettualizzato l’apprendimento nella necessità di sostituire il più possibile nel nostro linguaggio l’operatore logico OR con l’AND, aprendo così il pensiero e la conseguente azione al mondo delle possibilità anziché chiuderlo a quello delle scelte che si escludono a vicenda. Siamo abituati nella nostra logica a procedere attraverso le cosiddette euristiche di giudizio (ricordate il rasoio di Occam?), quelle scorciatoie che evitano di farci perdere in mille valutazioni rimanendo fermi senza agire. Se questo può essere utile in alcune circostanze di urgenza, rischio o pericolo, diventa invece un forte limite quando abbiamo di fronte il giusto tempo per impostare il nostro modo di plasmare la realtà. E’ possibile ottenere molto di più muovendoci verso una concezione di integrazione degli opposti e andando oltre le convinzioni limitanti della logica dualistica, tipica della cultura occidentale, verso un cambio di paradigma simile a quello della geometria non-euclidea. Del resto è l’essere umano stesso a rappresentare per primo, con tutte le sue contraddizioni, la condizione di ossimoro vivente. Allora, botte piena o moglie ubriaca? “Yes!”.

Facebooklinkedinmail

Commenti chiusi