Here and now

Today I realized we can live multiple “here and now” at the same time.
It seems a paradox but our conscience can indeed expand, progressively increasing awareness on reality as a whole. As an example it can take into account, in a sort of “stereo” mode, our actions, our thoughts and feelings, the situation around us, our purpose with regard to ourselves and others around us, and so on.
To me the real purpose of practicing mental presence is to reduce the number and level of clingings, Continua a leggere

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IPSE DIXIT

“E’ certo che nel mondo degli uomini nulla è necessario, tranne l’amore” (Goethe)

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Pragmatica della comunicazione umana

Un classico che non può mancare negli scaffali degli studiosi di comunicazione ma che può essere un eye-opener per chiunque, se si riesce a superare la complessità soprattutto dei primi capitoli dedicati ai fondamenti teorici, alla brutta anche saltandoli a piedi pari o rendendoli oggetto di lettura veloce… Continua a leggere

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Pensieri sparsi

“Per stabilire la meta fai scegliere al cuore, per decidere come arrivarci usa la testa.”

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Ipse Dixit

“Noi siamo ciò che facciamo continuamente.” (Aristotele)

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Ritorno a Engagement 1.0

Secondo le previsioni 2016 di Josh Bersin l’engagement rimane uno dei temi centrali per le aziende, attenzione confermata da indici a dir poco impressionanti come quelli di Gallupp per gli USA: situazione di stallo dal 2000 con 2 lavoratori su 3 né soddisfatti né impegnati (soddisfazione e impegno sono proprio i due elementi che secondo la mia visione traducono il concetto così dibattuto di engagement). Anche in casa nostra, nel Vecchio Continente, la Continua a leggere

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Uno, nessuno e centomila

Crediamo di essere un tutt’uno, senza renderci invece conto che siamo “uno, nessuno e centomila” e che la nostra casa interiore è abitata da diversi inquilini. Parliamo di personalità senza ricordare l’etimologia latina di “maschera” teatrale e la presenza contemporanea di diverse maschere sul palcoscenico. Roberto Assagioli (psichiatra, 1888-1974) fa invece riferimento all’”animo molteplice” Continua a leggere

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“The 7 Habits Of Highly Effective People” di Stephen Covey

Inauguro la rubrica “Evergreen in libreria” del mio blog con un libro che è fra quelli più vicini al mio cuore per essere stato per me una delle prime letture formative e per rappresentare ancora oggi la guida di un percorso di sviluppo personale sempre in corso. Un classico solo apparentemente datato -la sua prima uscita è del 1989 – che non può mancare negli scaffali di chiunque si interessi di crescita personale e professionale.

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Ipse dixit

“Ogni uomo è uguale a ogni altro uomo, ad alcuni altri uomini, a nessun altro uomo”. (Clyde Cluckholn, sociologo)

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Pensieri sparsi

“Prima di dire che qualcosa in un altro non ti piace pensa che quel qualcosa è anche in te”

 

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Prima edizione romana per Future Coaching Academy

Parte a ottobre 2016 la prima edizione romana del corso Professional Coach di Future Coaching Academy (www.futurecoaching.it) in cui Riccardo Carreri sarà tutor d’aula. Il corso è riconosciuto per la certificazione con percorso ACTP di International Coach Federation. Per la brochure o per informazioni scrivere a info@kaylos.it.

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Offline

Alea iacta est, ho deciso. E’ una scelta in controtendenza ma rimuovo dallo smartphone le diverse caselle e-mail e le app dei social network. Pur ritenendomi corazzato rispetto alla compulsione digitale e ragionevolmente efficiente nella gestione del tempo, mi sono reso conto che le interruzioni erano diventate troppe. Da oggi torno quindi al sistema “antico”, Continua a leggere

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Pensieri sparsi

“La Vita è una grande coach, se solo sai ascoltare le domande che in silenzio questa ti fa.”

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Values-based leadership, principio #2: “Balance and perspective”

La cosa migliore e più sicura è avere equilibrio nella tua vita, riconoscere i grandi poteri attorno a noi ed in noi. Se riesci a farlo, e vivere in quel modo, sarai davvero una persona saggia. (Euripide)

Per Harry Kraemer il secondo pilastro della sua leadership “basata sui valori” (vedi miei precedenti post) è quello relativo all’equilibrio e alla prospettiva. Anche in questo caso,  come per il primo principio “auto-riflessione”, l’autore/manager/professore identifica un atteggiamento applicabile da ciascuno, non solo un leader, alla propria intera vita.

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Ricominciare, sempre

Riprendere la bicicletta che fedele aveva atteso il mio risveglio dal lungo letargo invernale mi ha fatto ricordare il monito che appartiene a tutte le tradizioni sapienziali, l’incipe semper dei latini, ripetuto dal maestro al discepolo che segue una qualsiasi pratica, ad esempio la meditazione.

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Pensieri sparsi

“Cerco sempre di essere me stesso. E’ la parte che mi riesce meglio”.

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Si o no?

“Sono soltanto gli stupidi e gli schiavi che ad una domanda rispondono con un si o un no”.

Ho trovato molto stimolante la frase di Dalton Trumbo colta nel film “L’ultima parola” sulla vita dello sceneggiatore e regista statunitense,  autore fra l’altro di “Vacanze americane”, “Spartacus”, “E Johnny prese il fucile”.

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Values-Based Leadership, principio #1: “Self-reflection”

“Non impariamo dall’esperienza, bensì dal riflettere su di essa” – John Dewey

Il primo principio su cui H. Kraemer basa il proprio approccio alla leadership è quello dell’autoriflessione (oltre a self-reflection vi sono balance and perspective, true self confidence e genuine humility – v. un mio precedente post).

Dal “Conosci te stesso” di Socrate fino al primo pilastro dell’intelligenza emotiva di Daniel Goleman, la consapevolezza di sé ha rivestito un ruolo di primaria importanza in qualsiasi pratica di sviluppo o disciplina che sia. Perché quindi non dovrebbe essere applicabile all’arte di influenzare e guidare gli altri?

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Pensieri sparsi

“Il modo in cui percepisci te stesso determina come guardi gli altri”.

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Cura sistemica per le organizzazioni

Le organizzazioni sono malate, per definizione. L’affermazione non è un j’accuse: intendo solo dire che le organizzazioni faticano a sviluppare il loro pieno potenziale e ciò è testimoniato da molti indicatori, economici o di diverso tipo. Ad esempio, secondo la società di ricerca Gallup negli USA il livello globale di engagement dei lavoratori nel 2014 è pari solo al 31,5%, seppur in leggera crescita rispetto all’anno precedente.

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La leadership basata sui valori di Harry Kraemer Jr

Mi riprometto, attraverso questo e successivi post, di far conoscere il modello di leadership sviluppato da Harry Kraemer Jr, oggi professore di leadership alla Northwestern University’s Kellogg School of Management of Chicago e precedentemente CEO di Baxter Healthcare (1).

Ho avuto il privilegio di avere Harry Kraemer come capo negli anni ’90 proprio in Baxter e di sperimentare personalmente quanto questi ha poi successivamente sistematizzato nel suo libro “From Values To Action – The Four Principles of Values-Based Leadership” (edito in inglese nel 2011 da Jossey-Bass, 210 pagine).

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Pensieri sparsi

“Se non guardi la vita con gli occhi del cuore questa sarà un estenuante esercizio di problem solving alla ricerca vana della felicità”.

Inauguro su questo blog una rubrica virtuale di post intitolati “Pensieri sparsi”. Credo che il titolo sia sufficientemente esplicativo. I post non avranno una cadenza fissa perché i pensieri vanno e vengono…

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Che tempo che fa

Non mi riferisco al meteo di questa torrida e soffocante estate ma alle considerazioni svolte con una azienda di medie dimensioni – molto dinamica e in fase di trasformazione – che intende lanciare per la prima volta una survey interna per rilevare il clima aziendale. Il manager che – con coscienza, zelo e atteggiamento di sincero change agent – sta supportando il vertice nella trasformazione ricercata intravede in tale strumento un passo avanti strutturato per avvalorare quanto è gia noto relativamente a soddisfazione, engagement ma anche scontento delle persone ed evidenziare eventualmente altre aree di bisogno non ancora intercettate.

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To coach or not to coach

Sembra che il tema della coachability stia diventando per la categoria dei coach ancora più popolare che in passato. Basta fare una ricerca con Google ed escono numerosi riferimenti ad articoli, pubblicazioni ed eventi quale ad esempio quello organizzato  da ICF, l’International Coach Federation, per ottobre 2015[1].

Esistono classificazioni, criteri, analisi e test per definire e misurare la coachability e forse non è utile in questa sede cercare di farne una rassegna che pretenda di essere esaustiva o di inventare qualcosa Continua a leggere

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Lezione di conflict management, in taxi

Ogni tanto mi capita di incontrare filosofi sotto mentite spoglie. Dopo il barista romano che mi parla del “DVD della vita” (v. “Benvenuto!”, uno dei precedenti post), il poliziotto dell’aeroporto di Chieti pubblicista laureato in lettere con il suo sermone sulla cultura organizzativa, stavolta è il turno del tassista di Torino e la sua lezione sulla gestione dei conflitti.

Una macchina gli taglia la strada e il tassista, con un gesto della mano, chiede scusa. Intuendo la mia  perplessità, pur non potendo leggere il mio non verbale, mi spiega:

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Classificazione dei team e team coaching

Si fa presto a dire “team”. Ma quanti tipi ne esistono? Capire la natura del team che si ha di fronte è fondamentale per impostare correttamente un team coaching o più in generale un’attività di sviluppo.

Si rimanda per completezza al precedente post “Le 5 R del team” in cui analizzo il mio modello di team coaching rispetto agli elementi fondanti e ai fattori di successo che portano un gruppo ad essere squadra.

Un team può essere:

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Allegro ma non troppo

Carlo M. Cipolla: storico, economista e saggista scomparso nel 2000. Non lo chiamate Carlo “Maria” Cipolla: quella “M” è solo l’iniziale del middle name che a caso, non avendone uno, indicò sul modulo verde dell’immigrazione quando arrivò per la prima volta negli USA.

E’ autore fra l’altro di “Le leggi fondamentali della stupidità umana”, contenute in “Allegro ma non troppo”, un piccolo capolavoro che non può mancare nella biblioteca di ogni studioso dell’animo umano e che può essere un suggerimento per un regalo gradito a chiunque. Un pamphlet che con grafici, tabelle ed enunciati matematici fa il verso in maniera sorniona ai tanti trattati “scientifici” esistenti in materia di personalità e leggi psicologiche.

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Contemplazione

Durante un ritiro contemplativo alcune delle risposte si sono rivelate attraverso “parole scritte” (fatico a definirli “versi”). Le condivido di seguito nella speranza che possano risonare anche per altri. Prealpi Orobiche, 9-12 aprile 2015

PS – Per una conferma di quanto la pratica contemplativa possa essere applicabile anche a contesti organizzativi rimando a http://harrykraemer.org/2015/04/12/the-questions-i-ask-myself/

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Group coaching

Coaching individuale, team coaching, shadow coaching, group coaching… per non parlare delle altre classificazioni effettuate sulla base dell’ambito esistenziale in cui si sviluppa (life, corporate, business, ecc) o le skills che intende sviluppare (career coaching, leadership coaching, ecc.). Un’abbondanza di etichette che tuttavia non deve scoraggiare dal  cercare il minimo comune denominatore fra le varie forme al fine di cogliere l’aspetto essenziale del coaching rispetto ad altre modalità di  sviluppo.

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Importante o solo urgente?

Siamo spesso portati a lavorare per urgenze, raramente decidendo consapevolmente ciò che è importante per noi e a cui vogliamo dare priorità. E’ invece presupposto di efficacia concentrarsi sui propri obiettivi senza farsi distrarre dal contorno di cose meno rilevanti. E’ la differenza fra reagire alla pressione esterna e agire in modo consapevole e razionale.

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Servono flessibilità e capacità di adattamento

L’attuale scenario del mercato globale, perdurante ormai da anni, ha rivoluzionato il mondo del lavoro e i suoi meccanismi, compreso quello della individuazione delle competenze premianti e del loro sviluppo. «Facendo riferimento alle figure manageriali, in generale un diverso set di competenze distintive emerge oggi rispetto al passato », spiega Riccardo Carreri, talent development solutions director di LHH DBM, società attiva nello sviluppo delle competenze e nel talent development.

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Benvenuto!

Ore 8:00 di un giorno qualsiasi, solito bar. Mentre mi gusto cappuccino e cornetto il barista-filosofo cerca di spiegare ad un giovane cliente il senso che per lui ha la vita. “Vedi, ogni mattina apri gli occhi e infili nel lettore il dvd, sempre quello del giorno prima”.

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Chiudi le app aperte!

No, non mi riferisco a quelle dello smartphone, che assorbono energia anche se aperte solo in background, ma a quelle della nostra mente.
Quanto lasciamo appeso, irrisolto, l’unfinished business, i “cicli” non terminati, quanto rimandiamo senza affrontare definitivamente.
Ogni cosa ha un inizio, uno sviluppo e una fine, è nell’ordine delle cose, un principio universale vero in tutti gli ambiti, compresa la nostra vita.
Quanti progetti abbiamo avviato e lasciato a metà? Continua a leggere

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Talent Mobility per ripartire

Stavolta forse è quella buona. Il vento sembra cambiare quadrante, con diverse aziende che ritornano ad investire in programmi di sviluppo, spesso filiali italiane di multinazionali in particolare statunitensi. I primi segnali ci sono parlando con singoli Direttori Risorse Umane ma soprattutto nei convegni del settore se ne ha una prova più consistente. Si riparte da lì dove ci si era fermati prima della crisi, dalla war for talent, anche se ora lo sforzo sembra essere quello di valorizzare il talento esistente all’interno.

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Sofferenza

“La pratica della consapevolezza contemplativa (…), inoltre, porta a capire che causa centrale di sofferenza è il continuo identificarsi con gli stati della mente e del corpo, identificazione che genera il senso dell’io/mio, la contrazione dell’autoriferimento. Quando si crede a tutto quello che dice la propria paura o il proprio desiderio si è, appunto, identificati, si è nella morsa dell’autoriferimento”.
Corrado Pensa, da “La tranquilla passione”.

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La vita è sempre pronta ad aiutare

“Gli aspiranti sul sentiero spirituale non sono mai soli. La vita, loro grande amica, è sempre pronta a tendere una mano e a condurli. La vita non può resistere al desiderio di aiutare coloro che vogliono vivere. E’ sempre ansiosa di mettersi al passo con coloro che camminano per la via dell’amore e della verità. .. E se inciampano essa li aiuterà. .. La vita aspetta sempre. La vita è sempre in attesa di aiutare. Coloro che cercano illuminazione e risveglio non saranno mai soli.”
Vimala Thakar

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Il Sor Antonio

Roma anni 60, quartiere africano, un intreccio di vie che evocano la magia ammaliante del continente nero. Assab, Giarabub, Tigré: nomi esotici retaggio di un passato in cui l’Italietta nostra aveva provato anche la via del colonialismo.
Il mercato rionale all’aperto si stendeva su due file lungo l’area pedonale centrale di tutta Viale Eritrea, insieme alla sua prosecuzione Viale Libia a costituire insieme il cuore nevralgico del quartiere. Continua a leggere

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Talent Mobility per avere successo

Ultimamente non si parla d’altro. Frasi del tipo “non comanda più il budget, comanda la cassa”, “gli asset finanziari prevalgono rispetto a quelli industriali”, “la politica del rigore ….

http://lnkd.in/da4iZjD

di Riccardo Carreri e Giovanni Pedone

da: Dirigente – La rivista di Manageritalia

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Spazzare le foglie

Stare nel presente. Con ciò che è importante in quel momento. Dimenticare tutto il resto. Preoccupazioni, gioie, tristezza, sensi di colpa. Un allenamento nel quotidiano, nelle piccole cose umili e apparentemente non importanti. Per imparare ad affrontare meglio la vita e tutto ciò che essa porta, fino all’ultimo istante. La felicità è dentro di noi.

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Zen and picimaking

Mentre in un raro momento di cucina “meditativa” preparo i pici all’aglione, ecco che sfugge alla guardiania della consapevolezza una riflessione sulla formazione esperienziale, costantemente alla ricerca di spunti originalmente modaioli.
Ben oltre l’ormai inflazionato “cooking”, come fa fino dire, decido quindi di proporre come nuova metafora la preparazione della semplice e squisita pasta toscana fatta a mano. Continua a leggere

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Lo zaino

Visita quasi-ferragostana al pronto soccorso, umore un po’ depresso per la perdita di Robin Williams, primi giorni di ferie velati da preoccupazioni varie.
Guardo lo zainetto che fedelmente mi segue ovunque e mi chiedo se vale la pena portarsi appresso cose di certo utili ma che forse non mi serviranno mai veramente. Continua a leggere

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La mela – favoletta

L’occasione di una giornata d’aula mi ha dato l’ispirazione per scrivere questa favoletta, che ho utilizzato come spunto di riflessione relativamente a uno degli obiettivi formativi.
Le metafore non si spiegano e lascio quindi ai lettori la libertà di attribuire il senso che ci vorranno trovare…
Buona lettura!

Un eschimese, dopo aver passato una vita intera al polo Nord, cibandosi di pesce, grasso e carne di foca, muore e finisce in un paradiso molto particolare, che accoglie tutti a prescindere da religioni, convinzioni e condotta. Continua a leggere

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La preghiera della Gestalt

Avendo postato il Credo di Gordon mi sento quasi in obbligo di pubblicare la c.d. “preghiera della Gestalt” di Fritz Perls, che personalmente considero, nel mio modo di vedere le relazioni, una naturale aggiunta al primo.

Io sono io. Tu sei tu.
Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.
Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative.
Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa.
Se ci incontreremo sarà bellissimo;
altrimenti non ci sarà stato niente da fare.”

Fritz Perls

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Io ci credo

Foto: “Walk to Paradise Garden” di Winston Eugene Smith

Nel post di oggi faccio ricorso ad uno scritto di Thomas Gordon, allievo e divulgatore di Carl Rogers, per me entrambi punti di riferimento in quel campo difficile che è l’esistere e il rapportarsi agli altri. Rogers per le sue profonde intuizioni e Gordon per averle rese maggiormente operative e accessibili a tutti.
Poco noti al grande pubblico ma pietre miliari nella storia della psicologia umanistica: il primo, ad esempio, per aver esplorato a fondo il campo dell’empatia e il secondo per aver modellizzato, fra l’altro, l’approccio win-win alla gestione dei conflitti. Continua a leggere

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Sissignore! Nossignore!

Nel campo dello sviluppo umano un modello (1) per me illuminante è stato quello che può essere chiamato il ciclo della dipendenza, basato sugli studi di numerosi psicologi dell’età evolutiva (v. ad esempio Mahler o Erikson). Non me ne vogliano gli esperti del settore per il livello di semplicità con cui lo rappresenterò: è solo per una finalità divulgativa ad uso di tutti. Continua a leggere

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Braccia, cervello e cuore

In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo oggi la tendenza sembra essere verso uno stile manageriale che speravo potessimo ormai considerare di altri tempi. Per carità, non giudichiamo da programmi quali The Apprentice, con un Briatore che sbrigativamente liquida con un “Sei fuori!” e l’indice teso chi non raggiunge le sue aspettative di performance. Sfortunatamente, oltre alla macchietta di imprenditore ridicolizzato dall’imitazione dell’arguto Maurizio Crozza, ci si mette ora anche l’apprezzato Paolo Virzì con il suo film Il capitale umano appena uscito a ricordarci quali siano i valori di una certa Italia di oggi. Continua a leggere

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Clutterbuck on Team Coaching

Nella biblioteca di ogni manager o cultore dello sviluppo organizzativo non dovrebbe mancare, accanto a “Coaching” (1988, di Sir John Whitmore, antesignano e fondatore del coaching aziendale), il più recente “Team Coaching” di David Clutterbuck, già conosciuto fino all’uscita di questa sua opera come il guru mondiale del mentoring.
Edito nel 2009 in Italia per i tipi di Alessio Roberti Editrice, il testo contiene nelle sue 392 pagine graficamente ben impostate numerosi spunti che permettono di inquadrare in modo rigoroso questa modalità di sviluppo indirizzata al team piuttosto che all’individuo. Continua a leggere

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Mi piego ma non mi spezzo

Ultima nata, la scienza psicologica – sempre che tale si voglia considerare – ha tratto dalle preesistenti discipline diversi termini e concetti trasportandoli dal mondo materiale a quello intra-psichico. Si pensi ad esempio a feedback e stress, rispettivamente mutuati da biologia e metallurgia.
La resilienza si è aggiunta per ultima all’elenco ad indicare la capacità di una persona – così come di un corpo fisico – di affrontare le pressioni derivanti dal cambiamento esterno con forza e flessibilità al tempo stesso, caratteristiche solo apparentemente antitetiche. Continua a leggere

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Misurare l’efficacia del coaching

Non si può negare: nelle organizzazioni è ormai sentimento comune che il coaching rappresenta una forma efficace di sviluppo e che questo contende il primato alla più tradizionale formazione manageriale. Una per tutte, la ricerca già del 2001 di Manchester Inc. indica il ROI del coaching in 5-6 volte l’investimento iniziale. Ma, si sa, per l’oste il vino è sempre buono e se si teme che questa ed altre ricerche siano auto-referenziali non resta per le aziende che rimboccarsi le maniche e fare da sé! Uno sforzo in questo senso compete sia all’HR che ai professionisti per garantire una maggiore credibilità alle loro rispettive funzioni, agli strumenti adottati e alla loro efficacia. Continua a leggere

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La volontà, cenerentola della psicologia

Buon 2014!
Inizio d’anno, tempo di nuovi propositi. Quindi, cosa meglio di una riflessione sulla volontà, dimensione un po’ negletta dalla psicologia se non per i contributi di Roberto Assagioli (vedi ad esempio ”L’atto di volontà”, Astrolabio, 1977).
Da studente delle medie odiavo Vittorio Alfieri per la presentazione che a scuola ne era stata fatta. Mi sembrava che farsi legare ad una sedia per studiare non potesse essere una soluzione sostenibile nel lungo termine. Continua a leggere

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Leadership ed empatia

In periodo natalizio il rischio del buonismo è reale. Forse per questo motivo mi sento in obbligo di divulgare invece i risultati di una ricerca scientifica condotta nel 2011 negli Stati Uniti al Center for Creative Leadership, nella quale è stata riscontrata una relazione positiva fra leadership efficace ed empatia. Lo studio condotto su 6.000 manager di 38 paesi dimostrerebbe quindi che nelle organizzazioni l’attenzione alle persone generi migliori risultati di business. Continua a leggere

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La rana, lo scorpione e i tre cervelli

Lo scorpione stava per affogare cercando di guadare il fiume e chiese così alla rana, che invece nuotava tranquillamente, di trasportarlo dall’altra parte. Ottenne però un comprensibile rifiuto: “No, perché se ti faccio salire sulla mia schiena tu mi pungi e io muoio”. La rana si fece tuttavia convincere dall’argomentazione dello scorpione: “Se così facessi morirei anche io!”. Giunti alla metà del fiume lo scorpione punse la rana. “Perché lo hai fatto?”, chiese questa mentre entrambi stavano affogando. ”E’ la mia natura!” rispose lo scorpione.

Forse conoscevate già questa storiella, che possiamo però rileggere, andando anche oltre il pessimismo del suo finale, con la teoria dei tre cervelli del neurofisiologo americano PaulMacLean. Continua a leggere

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Se le conosci le eviti – 2

– sempre in tema di riunioni, continua da precedente post –

6) La facilitazione della riunione prevede i seguenti punti di attenzione:
– il mantenimento di un clima positivo e della circolarità nella comunicazione per far sì che tutti partecipino
– l’applicazione del processo decisionale definito perché le decisioni vengano prese nel modo più ponderato possibile
– la risoluzione delle inevitabili divergenze di opinioni e la gestione di altri eventuali conflitti
– il rispetto dell’ordine del giorno e dei tempi
– la preparazione del verbale. Continua a leggere

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Se le conosci le eviti – 1

Così a volte si ironizza sulle riunioni, croce e delizia dei manager e di chiunque vive le organizzazioni. Uno strumento potente che diventa però spesso inefficiente o addirittura un ostacolo allo sviluppo dei team. Vale quindi la pena ripassare alcune norme di fondo per gestire efficacemente una riunione. L’argomento sembra passato un po’ di moda rispetto ad altri temi più accattivanti della formazione manageriale ma quanto si osserva sul campo ne indica la permanente applicabilità. Continua a leggere

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Bugie e verità – 2

Riprendo, con maggiore concretezza, il tema del precedente post. Quando il contesto lo permette – non sempre le aziende sono pronte – inserisco nella formazione l’uso della metafora in dosi ben più massicce di “pillole” quali racconti, aneddoti, disegni. Sono un fautore della costruzione di interi percorsi che utilizzino una metafora sviluppata attraverso giochi di ruolo, costruzioni, attività creative, trasposizioni storiche.

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Bugie e verità – 1

Una volta feci a mio figlio dodicenne una domanda a cui ero sicuro di avere già la risposta, cosa che è in cima alla lista delle modalità di comunicazione da evitare. Il vizio però è duro a morire e così gli chiesi “Eugenio, sai cosa è una metafora?”, pronto a spiegargli tutto quel che ne sapevo e l’uso che ne facevo nella formazione. L’immediata risposta di mio figlio “Una bugia beffarda al servizio della verità!” mi gelò. Continua a leggere

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Fa’ una cosa alla volta

Me lo diceva sempre mio nonno, che non conosceva la mindfulness ma di fatto ne metteva in pratica almeno uno degli atteggiamenti, con la sua capacità di concentrarsi su ciò che stava facendo senza farsi distrarre da altro. Cosa facciamo invece, abitualmente, mentre ci laviamo i denti o guidiamo la macchina? La mente sceglie troppo spesso un oggetto diverso, credendo che il tempo dedicato ad un’attività di routine sia sprecato se contemporaneamente non si realizza altro. E così l’iniziale flusso logico lineare, in queste come in altre occasioni, ben presto diventa dispersione, andirivieni e rimuginio della mente lasciata libera di correre come un puledro irrequieto. Continua a leggere

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Le 5 R del team

Ma come, nel team non ci sono “R”! Sì, è vero, infatti mi riferisco al modello di team coaching che nel tempo ho sviluppato basandolo su elementi fondanti e fattori di successo che portano un gruppo ad essere una squadra vincente. Vediamo quali sono queste 5 R.(1)

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Botte piena e moglie ubriaca

Credo di aver ricevuto una delle lezioni di vita più importanti da Harry Kraemer, CEO di Baxter Healthcare negli anni ’90 (ci tengo a citare i nomi per rendere omaggio sia alla persona che alla società con le quali ho speso uno dei periodi lavorativi per me più importanti). Alla ricerca di certezze noi manager chiedevamo allora indirizzi strategici su alcuni temi di fondo: “Harry, cosa è più importante, la quota di mercato o il cash flow?”, ottenendo la risposta “Yes!”. Su altro fronte: “Harry, cosa è più importante, il breve termine o il lungo periodo?”, avendo in ritorno lo stesso “Yes!”. Continua a leggere

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Mazz’ e panell’…

…fanno e figl’ bell’, panell’ senza mazz’ fanno e figl’ pazz’”, recita un proverbio napoletano attraverso metafora cruda ma di facile intuizione. Saggezza popolare che in modo più moderno trova comunque riscontro in diversi approcci psicologici che riconoscono nell’età evolutiva sia i bisogni di amore e riconoscimento che la necessità di contenimento e confini. Sul versante della persona adulta similmente Eric Berne indica nella sua Analisi Transazionale il Genitore Normativo e il Genitore Affettivo quali due diverse connotazioni dello stesso stato dell’Io. Continua a leggere

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Una giornata particolare

La giornata trascorsa oggi mi ha ricordato quanto sia bello il lavoro che svolgo (si, anche noi coach-formatori-counselor siamo esseri “normali” e professionalmente esposti a rischio di periodico burn-out…). Ho partecipato ad una inusuale iniziativa di una società cliente, realtà multinazionale fortemente radicata in Europa e in particolar modo in Italia. Un nome conosciuto da tutti che ometto per ovvi motivi ma la tentazione di scriverlo in chiaro sarebbe tanta. La funzione Learning & Development aveva organizzato, per la prima volta, il Partners’ Day, momento in cui le diverse società di consulenza nelle aree della formazione e contigue venivano coinvolte nella condivisione e discussione della strategia HR per l’anno successivo. Continua a leggere

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Non di solo denaro

Torno sul tema dell’engagement: è qualcosa su cui non riesco a smettere di rimuginare. In particolare non capisco perché le organizzazioni continuino a domandarsi cosa fare per incrementarlo, soprattutto nell’attuale periodo di crisi. La risposta è evidente per qualsiasi ragionevole conoscitore dell’animo umano, senza dover essere psicologi o ricorrere alle numerose ricerche delle varie società di consulenza. Una di queste può tuttavia risultare illuminante e disarmante al tempo stesso. Continua a leggere

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Natura non facit saltus

Coaching o formazione? La domanda risulta più che legittima visto il modo in cui il primo si sta imponendo nel mondo dello sviluppo aziendale. Faccio fatica a prendere astrattamente le parti per l’uno o l’altra, entrambi imprescindibili organizzativamente e a me personalmente cari. Ognuno di essi ha un proprio ambito ideale, offrendo alcuni vantaggi distintivi evidenti. Il coaching rappresenta un percorso di sviluppo personalizzato e contestualizzato che costituisce un potente acceleratore della trasformazione individuale e del cambiamento organizzativo, superando il limite della formazione rappresentato dalla meno facile traduzione dell’apprendimento in nuovi comportamenti. Continua a leggere

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Equivicinanza

La citazione dello stesso Truffaut sul retro del dvd di “La signora della porta accanto” – con una splendida Fanny Ardant e un intrigante Gerard Depardieu – mi aprì la mente e soprattutto il cuore. “Spero che nel guardare il film non prenderete le parti né per l’uno né per l’altro personaggio ma che li amerete entrambi come ho fatto io“. L’augurio del regista mi apparve subito come espressione sublime del principio ispiratore di chi vuole aiutare altri a risolvere un loro conflitto. Ci capita spesso, nelle situazioni di vita organizzativa e personale, di essere in posizione di dovere o potere svolgere un ruolo di mediazione uscendo dalle trappole del giudizio, della collusione o, in caso di posizione gerarchica superiore, della risoluzione d’imperio. Continua a leggere

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Ci sei o ci fai?

Uno dei primi insegnamenti ricevuti nella mia iniziale formazione sul coaching fu che  non dovevo dire “faccio il coach” ma “sono un coach”. Tale prescrizione al tempo mi convinse,  aiutandomi a capire che avrei dovuto incarnare a fondo con il mio esempio i principi e i valori del coaching. Rimaneva tuttavia qualcosa che non mi quadrava a pieno e oggi forse ho capito cosa. Se sono coach sono anche manager, padre e tanto altro. “Qualcosa” può quindi definire “chi” sono? No, e tantomeno un qualsiasi ruolo. Continua a leggere

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Engagement, con i fondamentali a posto

Un recente convegno mi ha portato a riflettere nuovamente su di un tema rilevante per qualsiasi organizzazione. L’americana ADP in uno studio di settembre 2013 stima in oltre 2.200 $ all’anno per persona il costo della mancanza di engagement. Engagement, termine difficile da tradurre prima ancora che da realizzare, non può essere ridotto al semplice impegno. Questo diviene invece il risultato di diverse dimensioni quali, nell’ordine,  motivazione, coinvolgimento, soddisfazione e responsabilizzazione. Continua a leggere

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Buoni o cattivi

In un momento di crisi sono favorevole al “riciclo” anche delle teorie di management, spesso vittime innocenti di frenesia consumistica. Ad esempio, oggi piu’ che mai e’ il momento per la funzione HR e per ogni manager di verificare se si crede sinceramente nell’affermazione “le persone sono il nostro vero asset”. Nell’intimo di ciascuno di noi possiamo, ad esempio, rispondere alle domande che Douglas McGregor, professore di management al MIT, con la sua Theory X / Theory Y poneva negli anni 60 rispetto a come consideriamo l’essere umano nel rapporto con l’organizzazione. Continua a leggere

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Il coaching aziendale: prospettive per un vero Approccio Centrato sulla Persona

da ACP – Rivista di studi rogersiani – 2005

Introduzione

Occupandomi di coaching aziendale, ho avvertito l’esigenza di trovare un mio modo di fare coaching (ma soprattutto di essere coach) centrato sulla persona. Scopo di questo articolo è condividere le riflessioni svolte e le conclusioni preliminari a cui sono giunto, al fine di stimolare la comunità rogersiana verso lo sviluppo di un coaching realmente centrato sulla persona.

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